Trama in breve
In questa trilogia tragicomica, vengono messe in evidenza le crepe di un sistema lavorativo, quello moderno, ormai privo di ogni regola e subordinato alla mancanza di dignità e positività dei singoli individui. Per poter sopravvivere ci si vede infatti costretti, ogni volta, a prender parte ad un gioco al massacro, dal quale difficilmente si esce vincitori. La sete di potere è in realtà spodestata dalla fame di sopravvivenza, dal cinismo e dalla brutalità. In un mondo di squali, più affamati e feroci di quanto ci si possa aspettare, l’unica legge è quella che regna nel mondo animale: sopravvive solo chi ha le caratteristiche genetiche adatte a durare nel tempo.
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Scena spoglia. Una panchina al centro della scena. MADRE e FIGLIA sono sedute. Atteggiamento teso. Sguardo fisso verso il pubblico. Quando si muoveranno, i loro movimenti spesso coincideranno perfettamente. Sul lato basso destro della panchina spuntano un paio di gambe, vestite con pantaloni scuri e scarpe nere, un po’ sporche.
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Lentamente le luci si alzano, illuminando la scena. L’effetto è quello del neon che viene acceso. Ci sono sei scrivanie, con rispettive sedie, disposte omogeneamente nello spazio. Sullo sfondo, coperta da un paravento bianco, una scrivania più grande, con una poltrona ed un paio di vasi con piante. Una luce dal fondo crea sul paravento la perfetta sagoma della scrivania e del resto.
Sulla destra c’è Filippo, chino a scrivere. Si strofina gli occhi dietro gli occhiali spessi. Si guarda intorno, controlla l’ora. Sembra incredulo. Respira profondamente.
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Al centro del palco c’è un grosso tavolo con quattro sedie. Sul tavolo sono appoggiati quattro bicchieri di plastica e altrettante bottiglie d’acqua da mezzo litro. Lampade al neon appese al soffitto. Una fila di schedari e una bacheca sul fondo. Un piccolo tavolo sulla destra sovraccarico di incartamenti.
Trama in breve
Io sono un pezzo di merda!…sì, ne sono convinto…mi odio e mi disprezzo come nessun altro potrebbe fare…e già qui vi sto giudicando…già, vi giudico tutti dall’alto della mia meschinità, della mia inutilità…io che vi osservo e non riesco ad imitarvi perché mi date nausea, con tutti i vostri luoghi comuni, le vostre imperfezioni, le vostre manie di grandezza le vostre bugie, sotto le quali celate i meccanismi mentali che tutti quanti conosciamo e che fingiamo di non sapere.
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“Il sogno di Capitan Uncino” è una libera reinterpretazione del capolavoro di J.M. Barrie “Le avventure di Peter Pan” e porta con sé l’ironia del mondo dei pirati, unito alla magia della fantastica storia di Peter Pan, bambino che non voleva crescere.
E’ il compleanno di Capitan Uncino. Attorniato dal suo piccolo esercito di pirati, l’anziano capitano non è però più lo stesso di un tempo. Fuggito anni prima dall’isola che non c’è, ora è triste e malinconico; Parla con la luna! Il suo stato d’animo preoccupa tutti, in particolare Spugna, che lo crede addirittura completamente pazzo.
La realtà è che, anche al più cattivo dei cattivi, serve un amico. O un nemico, dipende dai punti di vista. A Capitan Uncino manca il proprio passato da guerriero dei mari, ma ancora di più, manca l’acerrimo nemico di sempre: Peter Pan.
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La scena si divide a metà. Sul lato sinistro, c’è una cucina di un appartamento borghese, arredata con mobilio dai colori molto chiari. Tavolo con sedie in legno, mobiletti e pensili da cucina. Tutto estremamente ordinato. Una porta in legno sul fondale. La quinta a sinistra è l’ingresso al resto dell’appartamento. Sul lato destro l’ambiente è costituito da una specie di rimessa o sgabuzzino: colorazioni grigie, lampade al neon, scatoloni e altre cianfrusaglie disordinate nella stanza. Un armadio a muro sul fondale a destra, accanto alla porta d’ingresso. Un letto al centro della stanza. La quinta a destra è l’ingresso per il bagno di servizio.
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Salotto contemporaneo, mobilio dal gusto un po’ retro. Divano, mobile e televisore, alcune vetrine con liquori e bicchieri. Entra Joe con un grosso pacco dalla forma quadrata e dallo spessore relativamente sottile.
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La scena si svolge all’interno di un ufficio dirigenziale. Alla scrivania è seduto Carlo, quarantenne direttore di una importante impresa edile. L’arredamento è molto ricco e ricercato. A terra c’è un grande tappeto. La scrivania è molto ingombrante, ma molto ordinata. Alle pareti sono appese alcune foto raffiguranti inaugurazioni di imponenti edifici e ritagli di giornale incorniciati . Al principiare della vicenda, Carlo è impegnato a leggere e firmare alcuni documenti. E’ sera. In quel momento entra la segretaria di Carlo.
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Il sipario si apre con una musica triste. E’ un pomeriggio di tardo autunno. Sul palco ci sono un paio di alberi, molte foglie a terra. Entrano un uomo anziano e una giovane donna, sono vestiti da clown.







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